La psicologia è la disciplina delle scienze umane, che studia il comportamento e la mente, attraverso lo studio dei processi psichici, mentali e cognitivi nelle loro componenti consce e inconsce, mediante l’uso del metodo scientifico e/o appoggiandosi ad una prospettiva soggettiva intrapersonale. Tale studio riguarda quindi i processi cognitivi e intrapsichici dell’individuo, il comportamento umano individuale e di gruppo, e i rapporti tra il soggetto e l’ambiente. Lo specialista psicoterapeuta aiuta la persona a identificare e poi a modificare quelle strutture e processi patogeni che si sono ‘bloccati’ nel tempo aiutando attraverso diverse metodologie e strumenti tipici della psicoterapia a rielaborare a e risolvere le difficoltà presenti, agendo in prima battuta sul sintomo presentato e poi andando piano piano a sciogliere e a comprendere le difficoltà di base. Di seguito spiegherò principalmente cosa e come cura i vari disturbi lo psicoterapeuta.

DISTURBO DEPRESSIVO

La terapia cognitivo-comportamentale come suggerito da molti studi sull’efficacia è il tipo di trattamento più efficace per la cura della depressione (si vedano le tabelle di efficacia dei trattamenti secondo l’American Psychology Association. Gli studi di efficacia evidenziano che circa il 75% dei pazienti depressi ha una significativa diminuzione dei sintomi entro le prime 20 sedute di psicoterapia. Inoltre questi risultati mostrano che i miglioramenti ottenuti tramite la psicoterapia sono durevoli nel tempo.

Da dove origina la depressione?

La depressione non può essere imputata ad un’unica causa unica: alla base del disturbo si trova l’interazione di fattori di tipo biologico, ambientale e psicologico. Un fattore chiave che permette l’insorgere di questo disturbo è il modo in cui la persona interpreta gli eventi e utilizza le proprie risorse per affrontarli.
Purtroppo nella popolazione attuale è uno dei disturbi psicologici più diffusi e può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal livello culturale e dallo status socioeconomico. Se si confrontano persone che non hanno mai sofferto di tale disturbo con chi lo ha già affrontato nel corso della propria vita, queste ultime hanno maggiori probabilità di ricadere nella medesima situazione. E’ perciò di fondamentale importanza che si affronti il disagio e si impari a individuare e prevenire le ricadute. La terapia cognitivo-comportamentale, oltre a aiutare nel processo di guarigione, si pone anche l’obbiettivo di aiutare le persone a comprendere i segnali personali che sono indice di una possibile ricaduta e a utilizzare risorse efficaci e adatte alla prevenzione.

Come agisce la terapia cognitivo-comportamentale?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è di tipo breve e si focalizza sui sintomi presentati dal paziente, sugli episodi vita affrontati e sui rapporti interpersonali specifici. Il trattamento indaga non solo la formazione del sintomo, ma anche il funzionamento psicosociale e le predisposizioni di personalità. La teoria alla base di questo tipo di trattamento considera che i pensieri e le convinzioni negative delle persone su di sé, sul mondo e sul futuro esercitano una influenza fondamentale sull’esordio e sul mantenimento della depressione. Per tale motivo, intervenire efficacemente su questo disturbo vuol dire anche agire sui modi in cui si interpretano gli eventi che accadono, si reagisce e si valuta sé stessi. Bisogna essere aiutati a identificare e modificare i propri pensieri e convinzioni negative e disfunzionali se stessi, sul mondo e sul futuro. Per fare ciò si ricorre a tecniche specifiche cognitivo-comportamentali. Il cambiamento nel modo di pensare porterà ad una regolazione del tono dell’umore e a modificazioni dei sintomi, che a loro volta influiranno positivamente sui pensieri. In modo simile, la modificazione di alcuni comportamenti problematici (es. isolamento sociale) avrà un effetto benefico sui pensieri e sulle emozioni. Con una corretta terapia è possibile spezzare i circoli viziosi che inducono e mantengono la depressione nel tempo.
Obiettivo centrale è quello di ripristinare un funzionamento sociale corretto, che permette la risoluzione della formazione dei sintomi. Nel momento in cui il disturbo è particolarmente grave, è necessario che alla psicoterapia sia associato uno o più trattamenti specifici (ad es., interventi di supporto, farmacoterapia).

Gli interventi terapeutici includono:

  • psicoeducazione sul disturbo depressivo e i circoli viziosi innescati dai pensieri negativi;
  • trattamenti di esposizione, in cui l’individuo svolge a casa gli homework assegnati;
  • ristrutturazione cognitiva dei pensieri negativi, in modo da modificarli in pensieri più funzionali;
  • interventi sullo stile di vita, come l’esercizio fisico e l’igiene del sonno;
  • prevenzione delle ricadute.

ANSIA, ATTACCHI DI PANICO E FOBIE

Il trattamento cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale ad oggi viene considerata il trattamento elettivo per la cura del panico e dei disturbi d’ansia. Vi sono infatti ormai numerosi studi scientifici evidence based che ne attestano l’efficacia. Si basa sul presupposto che, durante un attacco di panico, la persona tende ad interpretare alcuni stimoli esterni (es. code nel traffico, luoghi chiusi, luoghi aperti) o interni (es. tachicardia, sensazione di svenimento, confusione mentale) come pericolosi, come il segnale di un’imminente catastrofe. Tali interpretazioni, spaventando la persona, scatenano l’ansia, con i relativi sintomi mentali e fisici Può capitare, ad esempio, di interpretare l’accelerazione del proprio battito cardiaco, dovuta ad uno sforzo fisico, come segnale di un pericolo e questo provoca ansia. Se i sintomi dell’ansia vengono poi, a loro volta, interpretati in modo catastrofico, ossia se si prospettano conseguenze disastrose, il livello d’ansia cresce ulteriormente, intrappolando il soggetto in un circolo vizioso che culmina nell’esperienza del panico. Il trattamento cognitivo-comportamentale prevede un protocollo che contiene la seguente procedura:

  • psicoeducazione, che consiste nel fornire al paziente informazioni su cosa sia l’ansia e sulle modalità di funzionamento di base del nostro cervello; ricostruzione delle cause e del mantenimento del disturbo (mediante la ricostruzione del circolo vizioso del panico);
  • individuazione delle interpretazioni erronee (es. pensieri catastrofici) che portano all’attacco di panico e messa in discussione di tali interpretazioni;
  • insegnamento di tecniche per la gestione dei sintomi dell’ansia;
  • esposizione graduale alle sensazioni e agli stimoli temuti ed evitati;
  • utilizzo di tecniche immaginative

EMDR

La Eye Movement Desensitization and Reprocessing – da noi traducibile letteralmente con Desensibilizzazione e Riprocessamento tramite Movimenti Oculari – è un trattamento psicoterapeutico nato in America alla fine degli anni ’80.
Come sempre accade per le migliori intuizioni, anche l’EMDR ha avuto origine da una felice casualità: mentre un giorno passeggiava pensierosa nel campus della sua facoltà, Francine Shapiro, una psicoterapeuta americana, notò che la sua ansia diminuiva se si concentrava ad osservare velocemente diversi elementi del paesaggio posti in luoghi diametralmente opposti del suo campo visivo e simultaneamente pensava al problema che in quel momento le recava disturbo. Intuì che tale sollievo doveva essere dipeso dalla velocità dei movimenti oculari; questi infatti sembro doveva essere dipeso dalla velocità dei movimenti oculari; questi infatti sembravano legarsi in qualche modo al pensiero che le dava preoccupazione, recandole uno stato di sollievo. Da allora Shapiro si dedicò ad ideare e perfezionare, con diverse prove e studi, quella che ad oggi è uno dei più solidi trattamenti psicologici utilizzati dagli psicoterapeuti di tutto il mondo – di qualsiasi orientamento teorico – grazie alle numerose prove scientifiche e dati concreti della sua efficacia: basti pensare che nel 2013 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati. L’EMDR, nasce come trattamento utile alla cura del Disturbo Post-Traumatico da Stress. Questo significa che è stato strutturato originariamente per intervenire su quelle persone che hanno vissuto uno o più eventi traumatici gravi quali aggressioni, abusi, violenze fisiche o psichiche, incidenti, grandi catastrofi naturali o generate dall’uomo (conflitti bellici). A lungo termine, l’EMDR è stata sperimentata anche in situazioni che presentano altri tipi di problematiche più comuni come, ad esempio, le fobie e i disturbi di ansia in generale, i lutti (specie se improvvisi), i disturbi alimentari, malattie oncologiche e stati stressanti che si convertono in disfunzioni fisiche, come quelle sessuali.
In questi e in altri casi, l’utilizzo del trattamento sia in singolo, che integrato all’interno di un percorso terapeutico tradizionale, può fornire un adeguato sostegno e si rivela di grande aiuto.

Come funziona?

Una volta Individuato il ricordo, si chiede al paziente di concentrarsi su di esso e di seguire i movimenti delle dita che velocemente si spostano da destra a sinistra e si chiede poi di riferire cosa nota.
Quando si vive una esperienza traumatica e dolorosa che non si riesce a dimenticare e ci ossessiona, il ricordo di quel vissuto traumatico si congela e non si riesce ad elaborare. Questo ricordo continuerà a cortocircuitare nel nostro cervello generando ansia e una serie di sintomi spiacevoli.
In parole semplici, mentre il soggetto è concentrato contemporaneamente sul “ricordo, i movimenti oculari, le sensazioni corporee e quelle emotive”, gli emisferi celebrali si attivano in modo tale da sbloccare il suddetto ricordo e rimetterlo “in circolo”, stimolando la formazione di nuove connessioni neurali e quindi nuovi significati utili. Alla fine di una o più sedute, le connotazioni negative legate al ricordo svaniscono e vengono sostituite con sensazioni neutre, se non positive.
L’EMDR è un trattamento psicoterapeutico in grado di aiutare le persone, in un modo naturale e realmente efficace, a rielaborare certe situazioni traumatiche di diversa gravità in tempi brevi e con elevate percentuali di successo.

Psicologa: Dott.ssa Carcereri Sarah